“È solo un dettaglio”; “un errore in buona fede”; “una differenza di interpretazione.” In ambito fiscale, però, non sempre c’è spazio per le sfumature. Quando i dati comunicati al Fisco non corrispondono alla realtà, anche senza volontà fraudolenta, si può configurare il reato – o la violazione amministrativa – di dichiarazione infedele. Un concetto che ha confini precisi, ma effetti che possono estendersi ben oltre la semplice sanzione.
Quando una dichiarazione è considerata infedele?
Secondo l’art. 4 del D.lgs. 74/2000, una dichiarazione è infedele quando contiene elementi attivi inferiori o elementi passivi superiori a quelli reali, così da ridurre artificialmente l’imponibile o l’imposta dovuta. Si parla di reato penale solo se l’imposta evasa supera i 150.000 euro per periodo d’imposta e l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione supera i 2 milioni di euro. La Cassazione ha recentemente confermato la condanna di un imprenditore che, pur non avendo nascosto ricavi, aveva gonfiato costi e spese deducibili. Il reato di dichiarazione infedele è stato riconosciuto anche in assenza di frode documentale.
Qual è la sanzione per infedele dichiarazione dei redditi?
In materia di dichiarazione infedele esistono due piani sanzionatori. Uno amministrativo (senza soglia penale) che prevede una sanzione dal 90% al 180% dell’imposta non versata. Il piano penale invece (oltre le soglie citate) prevede la reclusione da 2 a 4 anni e 6 mesi. Attenzione: anche chi riceve una fattura falsa o compila in modo scorretto la dichiarazione con l’aiuto di un consulente, può essere chiamato a rispondere.
Come si calcola la sanzione per infedele dichiarazione?
Il calcolo varia a seconda di imposta evasa, percentuale di infedeltà (es. 10.000€ su 100.000€ = 10%), eventuali aggravanti (reiterazione, occultamento), ravvedimento (se effettuato prima di controlli o contestazioni). Un esempio? Se un contribuente dichiara un reddito inferiore di 50.000€, e l’imposta evasa è di 15.000 €, la sanzione per infedele dichiarazione può arrivare fino a 27.000 €. Ma se supera i 150.000 € di imposta evasa, scatta il penale.
Come regolarizzare una dichiarazione infedele?
La strada è il ravvedimento operoso: uno strumento che consente di correggere spontaneamente l’infedeltà, con riduzioni significative delle sanzioni. Può essere applicato prima che l’Agenzia delle Entrate notifichi un avviso di accertamento e con pagamento dell’imposta, sanzione ridotta e interessi. Attenzione: il ravvedimento non elimina il reato penale se le soglie sono superate, ma può costituire attenuante rilevante.
Frode fiscale o semplice infedeltà? Come si distingue?
La frode fiscale implica l’uso di documenti falsi, artifici o raggiri. La dichiarazione infedele, invece, può derivare anche da errori contabili, interpretazioni dubbie o negligenza. Se ad esempio un’azienda registra costi inesistenti con fatture false si configura la frode fiscale, mentre se sovrastima costi reali per errore, allora siamo nell’ambito della dichiarazione infedele.
Cosa serve davvero? Prevenzione e controllo
Per evitare di finire in questa zona grigia verifica ogni anno la correttezza dei dati prima dell’invio della dichiarazione; documenta in modo preciso costi e ricavi; valuta l’adozione di un Modello 231 per la prevenzione dei reati tributari. Vuoi sapere se la tua dichiarazione può presentare rischi, o regolarizzare una posizione prima che sia troppo tardi? Scrivici su info@cclegal.it.
Articolo a cura dell’Avv. Giorgio Mangiaracina e dell’Avv. Giorgia Franco
