CHI HA DIRITTO ALL’ASSEGNO DIVORZILE?

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CHI HA DIRITTO ALL’ASSEGNO DIVORZILE?

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Come si determina il diritto all’assegno divorzile dopo la sentenza della Corte di Cassazione del 2018 che ha mutato un orientamento pluridecennale?

L’art. 5 della L. 898/1970, che ha istituito in Italia il divorzio, prevede che “Con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio  il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive.”

 Per molti anni i giudici della Cassazione hanno collegato l’assegno di divorzio al diritto del coniuge beneficiario a mantenere il medesimo tenore di vita che aveva in costanza di matrimonio nel caso in cui non avesse mezzi economici idonei per mantenersi autonomamente.

Questo orientamento è rimasto in vigore sino al 2017 quando la Corte di Cassazione (Sezione prima), con sentenza n. 11504, ha radicalmente cambiato i parametri sulla base dei quali va determinato il diritto all’assegno divorzile e il relativo ammontare a favore del coniuge beneficiario.

Con questa sentenza la Cassazione ha eliminato il riferimento al diritto del coniuge che percepisce l’assegno a vedersi garantito il tenore di vita che aveva durante il matrimonio e ha stabilito che:

  • il coniuge che richiede l’assegno divorzile ne ha diritto se non ha la possibilità di procurarsi autonomamente mezzi economici per mantenersi adeguatamente;
  • se, invece, il richiedente ha un lavoro e delle risorse economiche (immobili, investimenti ecc.) che gli consentano di sostentarsi adeguatamente in autonomia, non va riconosciuto il diritto all’assegno divorzile;
  • se chi richiede l’assegno di divorzio è oggettivamente impossibilitato a procurarsi mezzi adeguati per il proprio  sostentamento ha diritto a percepire dall’altro coniuge il contributo economico per poter essere economicamente indipendente. L’impossibilità oggettiva deriva – ad esempio – da problemi fisici che non consentono al soggetto di lavorare o all’età avanzata che non permette più l’inserimento nel mondo del lavoro. L’ammontare dell’assegno divorzile, in tale caso, non viene più collegato al tipo di vita che l’avente diritto aveva durante il matrimonio ma viene parametrato alle capacità economiche del coniuge obbligato al versamento e deve essere in misura tale da consentire all’avente diritto la sola indipendenza economica e non il conseguimento del medesimo tenore di vita del matrimonio.

La Cassazione ha argomentato questa decisione, che ha stravolto un orientamento pluridecennale, sostenendo che il criterio del mantenimento del tenore di vita avuto in costanza di matrimonio per la determinazione dell’assegno divorzile fosse in contrasto con l’istituto stesso del divorzio, che ha la funzione di recidere definitivamente il rapporto matrimoniale.

I principi stabiliti dalla sentenza del 2017 sono apparsi agli operatori del diritto un po’ troppo rigidi ed è stato anche criticato il fatto che una sezione della Cassazione avesse stravolto principi utilizzati da decenni e derivati da pronunce della Cassazione a Sezioni Unite.

Quindi la Corte di Cassazione è intervenuta sull’argomento relativo all’assegno di divorzio con una sentenza a Sezioni Unite, la n. 18287 dell’11 luglio 2018, con la quale ha indicato una soluzione intermedia tra l’orientamento “storico” basato sul diritto del coniuge percipiente l’assegno a mantenere lo stesso tenore di vita del periodo matrimoniale e la sentenza del 2017 che riteneva sufficiente che l’assegno consentisse una dignitosa indipendenza economica.

La sentenza 18287/2018 suggerisce per la determinazione dell’assegno divorzile “un criterio composito che tenga conto delle rispettive condizioni economico patrimoniali e dia particolare rilievo al contributo fornito dall’ex coniuge alla formazione del patrimonio comune e personale in relazione alla durata del matrimonio, alle potenzialità future e all’età”.

Viene confermato il superamento del criterio secondo cui l’assegno doveva assicurare al coniuge percipiente il mantenimento dello stesso tenore di vita avuto durante il matrimonio.

Quindi, come si accerta, dopo la Cassazione del luglio 2018, se uno dei coniugi ha diritto all’assegno divorzile?

I parametri sono i seguenti:

  • deve esserci una rilevante disparità economica e patrimoniale tra i coniugi;
  • occorre accertare se questa disparità a livello economico sia dovuta a scelte condivise durante il matrimonio (ad esempio se la moglie non ha lavorato per dedicarsi ai figli e alla casa in accordo col marito e ha dovuto rinunciare alla propria vita professionale mentre l’altro coniuge ha lavorato);
  • è necessario che chi richiede l’assegno divorzile non abbia mezzi economici idonei a mantenersi da solo e sia nell’impossibilità oggettiva di procurarseli da solo in ragione delle proprie condizioni fisiche, dell’età e del tempo decorso dall’ultima esperienza lavorativa.

Accertato il diritto a percepire l’assegno divorzile, come se ne determina l’ammontare?

  • l’assegno va parametrato alla capacità economica del coniuge obbligato a versarlo;
  • andrà poi commisurato con il contributo dato dal coniuge che lo percepisce alla formazione del patrimonio familiare (indipendentemente dal fatto che abbia svolto o meno attività lavorativa);
  • in ogni caso, l’assegno di divorzio deve consentire al coniuge che lo percepisce un’esistenza economicamente autonoma e dignitosa, indipendentemente dal tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.

Ovviamente ogni caso ha le sue specificità. Quindi, se stai per affrontare un divorzio e hai necessità di un chiarimento in tema di assegno divorzile contatta un avvocato del nostro studio al fine di esaminare il tuo caso in concreto.

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